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pipistrellino svolazzante

Domande frequenti sui pipistrelli




Come determinare un pipistrello?

Per riconoscere la specie cui appartiene un pipistrello occorrono conoscenze specialistiche; spesso si rende necessario rilevare con un calibro misure biometriche (come, ad esempio, la lunghezza dell’avambraccio o la lunghezza della fila dentale superiore) o osservare con una lente d’ingrandimento la forma dei denti.

Considerando alcune caratteristiche dell’aspetto esterno e' tuttavia possibile riconoscere abbastanza agevolmente alcune specie di determinazione meno complessa e, negli altri casi, determinare il genere, ossia il gruppo cui appartengono specie affini.

Chi volesse cimentarsi nella determinazione delle nostre specie puo' scaricarsi le chiavi dicotomiche in formato .jpg (380 K)

A chi volesse imparare di piu' sull’argomento segnaliamo il manuale redatto da W. Schober ed E. Grimmberger, attualmente disponibile in tedesco, inglese e francese:
"Die Fledermause Europas". Kosmos-Verlag, Stuttgart
"A guide to Bats of Britain and Europe". Hamlyn Ed.
"Guide des Chauves-souris d'Europe. Biologie, Identification, Protection". Delachaux et Niestlé, Neuchatel.



Cosa fare se si scopre un sito di rifugio utilizzato da pipistrelli?

Fra le principali cause di rarefazione dei pipistrelli vi sono la distruzione e l’alterazione dei siti che gli esemplari utilizzano per il riposo diurno, il letargo invernale e la riproduzione. Tali siti sono genericamente denominati dai chirotterologi col termine inglese di “roost”.
In condizioni pienamente naturali le nostre specie di Chirotteri utilizzano come roost le grotte e le cavita' arboree. Negli ambienti modificati dall’uomo lo stesso ruolo puo' essere svolto dagli ambienti sotterranei artificiali, come le miniere, e da vari tipi di costruzioni: edifici, ponti, bunker ecc.

Conoscere quali sono i siti di rifugio utilizzati dai pipistrelli di un’area e, in particolare, scoprire i siti piu' importanti, dove si radunano piu' specie e/o sono presenti aggregazioni numericamente cospicue di esemplari, ha un’importanza fondamentale. Tali informazioni consentono di migliorare le conoscenze sulla distribuzione geografica delle varie specie, definire meglio il loro status (cioe' servono per capire se e quanto esse siano minacciate d’estinzione) e, soprattutto, sono indispensabili ai fini di conservazione.
Al riguardo, facciamo un esempio: il Vespertilio maggiore (Myotis myotis) e il Vespertilio minore (Myotis blythii), per il parto e l’allevamento dei piccoli si radunano formando colonie di centinaia, talora migliaia di esemplari; distruggere il roost di una di queste colonie puo' significare cancellare le due specie da una vasta area geografica!

I chirotterologi italiani sono attualmente impegnati nel censimento dei roost presenti sul territorio nazionale. Chiunque conosca dei roost puo' collaborare al progetto: informazioni al riguardo si trovano al sito: www.pipistrelli.org

Particolarmente preziose risulteranno le segnalazioni di roost utilizzati da esemplari che vengano osservati appesi alle volte, in ambienti volumetricamente cospicui (vani interni di edifici, grotte o miniere).
Se varie specie che utilizzano gli interstizi (anche negli edifici: cassonetti delle persiane, fessure dei muri ecc.) sono ancora relativamente comuni, risultano invece sempre piu' rare le specie che necessitano di volumi piu' ampi (nel caso degli edifici: una stanza, un sottotetto, uno scantinato).

I dati relativi al territorio del Lago Maggiore (sponda piemontese) e, piu' in generale, alle regioni Piemonte e Valle d’Aosta, vanno comunicati alla S.Te.P. Stazione Teriologica Piemontese (c/o Museo Civico Storia Naturale, C.P. 89 10020 Carmagnola TO. (E-mail: teriologi@libero.it).
Per quanto riguarda le altre regioni, occorre contattare la segreteria nazionale del progetto: G.I.R.C. Gruppo Italiano Ricerca Chirotteri c/o Dipartimento di Biologia Strutturale e Funzionale, Universita' degli Studi dell'Insubria, via J. H. Dunant, 3 - I-21100 Varese.



Cosa fare se dei pipistrelli utilizzano come sito di rifugio casa nostra?

Varie specie di pipistrelli frequentano le costruzioni dell’uomo. Le colonie piu' cospicue si riscontrano all’interno di chiese, castelli e altri edifici monumentali, che offrono volumi ampi e poco disturbati. Piccole aggregazioni di esemplari, o individui singoli, possono tuttavia trovare anche nelle comuni abitazioni siti per il riposo diurno, la riproduzione e, piu' raramente, lo svernamento.
In alcuni casi e' possibile osservare direttamente gli esemplari penzolanti dalle volte, col corpo a contatto con travature in legno o elementi della muratura, o, ancora, alloggiati in nicchie delle pareti o dei soffitti. Altre volte i pipistrelli occupano strutture interne (es.: cassonetti delle tapparelle avvolgibili) o interstizi non ispezionabili dall'esterno, ma possono essere sorpresi presso gli accessi, in uscita o al rientro dalle fasi di volo.

Eccezion fatta per il periodo d'ibernazione, al crescere del numero degli individui presenti, diventa progressivamente piu' facile udirne le vocalizzazioni: sorta di squittii acuti emessi durante le fasi di ritiro nel rifugio.
Costituiscono inoltre indizi certi di presenza le feci, che gli esemplari eliminano presso gli accessi ai siti frequentati e nelle posizioni immediatamente sottostanti ai punti di appiglio. Esse hanno aspetto analogo a quelle dei topi, ma possono essere riconosciute in maniera univoca provando a sbriciolarle fra le dita. Le feci dei topi appena deposte si presentano untuose e in breve tempo diventano estremamente compatte. Al contrario, gli escrementi dei Chirotteri si sminuzzano facilmente, rivelando piccole particelle luccicanti: i resti chitinosi degli insetti predati.

Solitamente la presenza dei pipistrelli non viene neppure percepita da chi li ospita e non determina inconvenienti ne' alle strutture dell'edificio, ne' a chi vi abita. Talora, tuttavia, possono determinarsi situazioni di "piccole conflittualita'", comunque generalmente superabili.
Il problema che piu' di sovente viene lamentato e' quello dei depositi di escrementi presso gli accessi al sito frequentato. Premesso che tali deiezioni non comportano rischi di tipo sanitario e possono essere utilizzate come ottimo fertilizzante, a seconda delle situazioni si potra' evitare il loro accumulo procedendo alla semplice rimozione con una scopa oppure raccogliendo e asportando periodicamente il guano su un foglio di polietilene o tramite una cassetta. Quando le deiezioni si depositano su elementi delle facciate, il ricorso a mensole o pannelli deflettori posti al di sotto degli accessi puo' garantire la protezione delle strutture.
Maggiori informazioni sui vari aspetti connessi all’utilizzo degli edifici da parte dei pipistrelli sono disponibili al sito: www.pipistrelli.org



Lea Debernardi con due piccoli amici

Cosa fare se dei pipistrelli sono entrati accidentalmente in casa?

L’ingresso accidentale di un pipistrello nei locali interni di un edificio e' un fenomeno abbastanza comune in estate o all’inizio dell’autunno. Talora puo' capitare che il primo esemplare entrato, con le proprie vocalizzazioni, attiri all’interno altri individui.
Il timore piu' diffuso, in situazioni di questo tipo, e' che gli esemplari si “attacchino ai capelli”: una preoccupazione del tutto infondata!

In genere basta chiudere la porta del locale dove si trova il pipistrello (o i pipistrelli) e aprire le finestre. Se si sta fermi in silenzio, senza agitare stracci o altro, gli esemplari in volo escono nel giro di pochi minuti.

Se gli esemplari vengono sorpresi all’interno dei locali durante il loro riposo diurno, si dovra' pazientare fino alla sera successiva, quando essi riprenderanno l’attivita' e potranno venir fatti uscire come precedentemente descritto. In alternativa, si potra' raccogliere gli esemplari in riposo, munendosi di un paio di guanti (talora gli esemplari spaventati cercano di mordere) e metterli in una scatola di cartone o in un sacchetto di tela traspirante (cotone, lino, juta), per liberarli all’imbrunire.

Puo' verificarsi che ingressi accidentali di pipistrelli si ripetano a breve distanza di tempo. Cio' accade quando gli esemplari utilizzano come sito di rifugio il cassonetto di una persiana che viene mantenuta abbassata durante la notte, mentre le finestre sono lasciate aperte. Tale circostanza si realizza di solito nelle notti estive piu' calde, al fine di rinfrescare i locali interni. I pipistrelli possono allora confondere la via d’uscita dal cassonetto e ritrovarsi all’interno dell’edificio. A prevenzione di cio', e' sufficiente collocare sul telaio superiore del serramento, dal lato interno della tapparella, un listello con bordo a spazzola, del tipo impiegato come paraspifferi per le porte.

Un discorso a parte, infine, sugli ingressi "particolari" che possono verificarsi intorno al mese di settembre. Per motivi ancora scarsamente conosciuti, in alcuni edifici, in tale periodo, puo' capitare che entrino numerosi esemplari, anche varie decine, e che continuino a volare lungamente ignorando le finestre aperte.
In questi casi occorre aver pazienza: lasciare le finestre aperte fin tanto che ci sono soggetti in volo e, il giorno successivo, procedere a raccogliere e liberare, come sopra descritto, gli eventuali esemplari rimasti all'interno. Se alcuni degli intrusi sfuggono al controllo diurno, essendo nascosti dietro ai mobili o ad altri elementi dell'arredo, li si rivedra' volare la sera seguente e si dovra' ripetere l'operazione.
Se il fenomeno persiste, sara' opportuno contattare il personale che si occupa di tutela faunistica sul proprio territorio (Servizi Tutela fauna delle Province, personale delle aree protette), che provvedera' a catturare gli esemplari e a liberarli all'esterno.



Cosa fare se si trovano pipistrelli in difficolta'?

Puo' capitare di trovare pipistrelli feriti, il piu' delle volte catturati da gatti, o semplicemente debilitati per essere rimasti per giorni intrappolati all'interno di un edificio.
Si consiglia di raccoglierli muniti di guanti, per evitare morsicature, e di contattare gli uffici deputati alla tutela della fauna presenti nel proprio territorio (Servizi Tutela fauna delle Province, personale delle aree protette).

Frequentemente gli esemplari sono disidratati; e' sempre bene, pertanto, provare a dar loro da bere. Si puo' usare una siringa senz'ago, tenendo il pipistrello sul palmo della mano, a testa in giu', evitando di bagnare le narici.
Se non si ha la possibilita' di consegnare in fretta gli esemplari al personale citato, occorrera' provvedere ad alimentarli. Possono essere impiegate le "camole" del miele o, ancor meglio, le tarme della farina. Si trovano nei negozi piu' forniti che trattano caccia e pesca e in alcuni di quelli di animali (specializzati in uccelli o terraristica).
Soprattutto le prime volte, sara' necessario decapitare le larve prima di darle ai pipistrelli e se questi sono molto debilitati, occorrera' "spremergli" in bocca l'interno (semiliquido) delle larve, poiché potrebbero non riuscire a mangiarne la parte esterna. Tutte le specie dei nostri pipistrelli si abituano in fretta a questo tipo di alimentazione e, non appena recuperate le forze, dimostrano di gradire particolarmente le larve. Per la quantita', lasciate che si regolino loro, mangiandone quante ne vogliono. Evitate assolutamente l'alimentazione con le larve della mosca carnaria!

All'inizio dell'estate e' frequente il rinvenimento di piccoli dell'anno, caduti dalle nursery. E' possibile nutrire tali esemplari e portarli alla taglia adulta, ma non si sa se, una volta liberati, essi saranno in grado di cacciare e sopravvivere. Pertanto, nel caso di rinvenimento di piccoli inetti, e' necessario fare ogni tentativo per reintrodurli nella colonia da cui provengono. Nel caso essa sia conosciuta e accessibile, bastera' far appigliare l'esemplare a una parete o alla volta del sito di rifugio.
Se invece la nursery e' inaccessibile, come accade per rifugi all'interno di intercapedini, qualora se ne conosca l'accesso utilizzato dai pipistrelli, si potra' provare a lasciare l'esemplare presso di esso, poco prima dell'imbrunire.

Se, infine, si ignora completamente da dove il piccolo e' caduto, si puo' provare, all'imbrunire, a rimetterlo nel punto in cui lo si e' trovato, all'interno di una bacinella. Si avra' cura di collocare nello stesso recipiente un pezzo di legno o un qualsiasi oggetto di volume adeguato, avvolto in uno straccio sul quale l'animale possa appigliarsi. La speranza e' che la madre del piccolo, attirata dai suoi richiami, lo ritrovi e se lo porti via.

Se neppure tale tentativo riesce, ci si dovra' rivolgere agli uffici deputati alla tutela della fauna presenti nel proprio territorio. Questi provvederanno a recapitare l'esemplare a personale esperto, che valutera' se e' possibile allevarlo e tentare la reintroduzione in natura.



Cosa fare se si trova un pipistrello morto?

Le conoscenze sulla distribuzione delle varie specie sono ancora molto carenti ed e' importante che nessun dato venga sprecato. Si raccomanda pertanto a chi trova un pipistrello morto di raccoglierlo, anche se in cattivo stato di conservazione (per la determinazione e' sufficiente che sia presente il cranio). Per la conservazione si puo' utilizzare dell’alcool, in quantita' sufficiente a coprire il reperto, o, ancor meglio, ricorrere al freezer, riponendo l’esemplare in un sacchetto. Non si dimentichi di etichettare il reperto, registrando luogo e data di rinvenimento: in assenza di tali dati la segnalazione risulterebbe inutile.

Il ritrovamento dovra' quindi essere comunicato al piu' vicino centro di ricerca chirotterologica o agli uffici dell’Amministrazione Provinciale che si occupano di fauna selvatica.
Per l’area del Lago Maggiore (sponda piemontese) si puo' contattare L’Ente Parchi e Riserve del Lago Maggiore o la S.Te.P., Stazione Teriologica Piemontese (c/o Museo Civico Storia Naturale, C.P. 89, 10020 Carmagnola TO. E-mail: teriologi@libero.it). Personale appartenente a tali enti provvedera' a recuperare i reperti e a destinarli affinche' vengano determinati e conservati secondo le disposizioni di legge (ad esempio all’interno di musei naturalistici).

Testi e foto di E. Patriarca e P. Debernardi.

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Per saperne di piu' sui nostri pipistrelli:

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I pipistrelli del Lago Maggiore
Legislazione



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Questa pagina e' stata aggiornata il 5 gennaio 2005
Per maggiori informazioni: info@parchilagomaggoiore.it