Rhinolophus ferrumequinum (Schreber, 1774)
Nome italiano: Ferro di cavallo maggiore, Rinolofo maggiore
Caratteristiche morfologicheGrossa taglia. Come tutti i rinolofidi, non presenta trago auricolare ed e' dotato di una caratteristica conformazione epidermica a “ferro di cavallo” a livello nasale, avente la funzione di captare gli ultrasuoni emessi dalle narici e amplificarli come una specie di imbuto acustico. Distribuzione geograficaSpecie Centroasiatico-Europeo-Mediterranea, diffusa nell’Europa centrale (con estensione alla parte meridionale della Gran Bretagna), in quasi tutto il bacino mediterraneo e, a Est, attraverso le regioni Himalayane, fino a Cina, Corea e Giappone. Dati demograficiAll'estero sono segnalate situazioni di estinzione locale della specie (parte dell'Inghilterra, Olanda, Israele). Andamenti demografici negativi sono inoltre stati registrati in Austria, Belgio, Germania, Bulgaria, Francia e Svizzera. In Gran Bretagna sono stati documentati decrementi numerici nei primi anni ’60 e ’80, mentre attualmente le popolazioni sembrano stabili. In Italia, nel 1939, Gulino e Dal Piaz scrivevano del Ferro di cavallo maggiore che "e' specie comune e uniformemente distribuita" e che "e' facile ritrovarlo, sovente anche in gruppi numerosi". I dati disponibili non risultano sufficienti per caratterizzare adeguatamente la distribuzione attuale della specie nel nostro Paese, ma indagini svolte in alcune regioni evidenziano una sua notevole rarefazione rispetto al passato. La specie puo' formare colonie invernali ed estive di parecchie centinaia di esemplari, ma sono frequenti le osservazioni di gruppi di pochi esemplari e talora di esemplari singoli. Le colonie riproduttive contano generalmente 10-200 adulti (prevalentemente femmine, secondariamente maschi nel secondo o terzo anno di vita), raramente di piu'.
HabitatLa specie predilige aree di bassa o media altitudine. Gli ambienti di foraggiamento ideali consistono in mosaici di pascoli permanenti e formazioni forestali a latifoglie mesofile (complessivamente estese su circa meta' della superficie), interconnesse fra di loro attraverso siepi floristicamente ricche e strutturalmente complesse; la presenza di zone umide (fiumi, laghi), specie se delimitate da bordure vegetazionali naturali, accresce l'idoneita' per la specie. Vengono inoltre frequentati frutteti e vigneti inerbiti e parchi urbani, mentre costituiscono tipologie ambientali sfavorevoli i seminativi e in particolare i maideti. Come siti di rifugio utilizza cavita' ipogee ed edifici (vani ampi di sottotetti o scantinati); raramente e' stata rinvenuta in cavita' arboree. Specie sedentaria, percorre fra i rifugi estivi e quelli invernali distanze di 15-60 Km, raramente superiori. Il maggior spostamento stagionale documentato e' di 180 km; nell’ambito complessivo della vita di un esemplare e' stato invece registrato uno spostamento massimo di 320 km. AlimentazionePrevalentemente basata su insetti di grosse dimensioni, catturati in volo o, piu' raramente, al suolo, comunque a bassa altezza. La localizzazione della preda avviene in volo o da fermo (appigliato a un posatoio, l’esemplare scandaglia lo spazio circostante ruotando la testa). In particolare vengono utilizzati Lepidotteri (Noctuidae, Nymphalidae, Hepialidae, Sphingidae, Geometridae e Lasiocampidae) e Coleotteri (Scarabeidae, Geotrupidae, Silphidae e Carabidae), in misura minore Imenotteri, Ditteri e Tricotteri. Stagionalmente puo' risultare importante l’apporto alimentare dovuto ai maggiolini. Comportamento riproduttivoAccoppiamento prevalentemente autunnale, piu' raramente durante il periodo d'ibernazione. A partire da maggio si costituiscono le colonie riproduttive. Il parto ha luogo dalla meta' di giugno all'inizio di agosto. Normalmente viene partorito un unico piccolo. Al massimo si ha un parto all'anno: le femmine non partoriscono tutti gli anni e raramente prima del quarto anno di vita. Rapporti con altre specieLa specie viene occasionalmente predata da Strigiformi. Fattori d’interferenzaPratiche agricole (pesticidi, aratura profonda), zootecniche (trattamenti antielmintici del bestiame con invermectine) determinano riduzione e alterazione dell’entomofauna. La disponibilita' trofica e' inoltre compromessa da modificazioni del paesaggio (eliminazione di siepi e formazioni forestali, coniferamento delle foreste di latifoglie) che possono significare anche perdita di elementi ambientali seguiti dagli esemplari durante gli spostamenti. Distruzione/alterazione dei siti di rifugio ipogei e all’interno di edifici. Andamenti meteorologici sfavorevoli, in particolare durante la gestazione e nel primo autunno, condizionano fortemente la speranza di vita dei piccoli. La scomparsa di colonie riproduttive puo' determinare isolamento riproduttivo delle colonie residue (oltre i 150 km di distanza si interrompono le possibilita' di contatto fra esemplari di colonie diverse) e, quest'ultimo, la perdita di variabilita' genetica, con un conseguente aumento del rischio di estinzione. Testi e foto (tranne ove specificato diversamente) di E. Patriarca e P. Debernardi
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