Nome italiano: Orecchione bruno, Orecchione comune
Tassonomia
Fino ad epoca recente si riteneva che sul continente europeo fossero presenti due sole specie del genere Plecotus: P. auritus e P. austriacus. L’ analisi del DNA ha consentito di dimostrare che sotto tali denominazioni venivano confuse ulteriori specie, pressochè indistinguibili dall’aspetto esterno. Per quanto riguarda l’Italia settentrionale, oggi sappiamo che parte degli esemplari attribuiti in passato a P. auritus devono essere attribuiti alla specie di nuova descrizione P. macrobullaris. Conseguentemente, le conoscenze che venivano riferite a P. auritus, comprese quelle riportate nel seguito, devono essere messe in discussione e verificate, poiché potenzialmente riferibili alla specie gemella.
Caratteristiche morfologiche
Taglia media. Di aspetto pressochè identico alle specie congeneri Orecchione alpino (P. macrobullaris) e Orecchione meridionale (P. austriacus). Come tutti i Plecotus presenta padiglioni auricolari di lunghezza quasi pari a quella corporea, che in riposo vengono tenuti ripiegati al di sotto delle membrane alari, cosicchè i traghi, lunghi e appuntiti, appaiono diritti e possono essere scambiati per vere orecchie.
Lunghezza testa-corpo (38,8) 42-53 (55) mm; avambraccio 35-43 mm; apertura alare 240-285 mm; peso (4,6) 6,5-9,2 (12) g.
Distribuzione geografica
Specie endemica europea, diffusa in tutti i Paesi europei (a Nord fino al 65° parallelo). In Italia risulta segnalata nelle regioni settentrionali, centrali e in Sardegna.
Dati demografici
P. auritus è considerata una specie comune nell’Europa centrale, ma rara nell’Europa meridionale. Le colonie riproduttive sono di solito di piccola dimensione, con 5-50 femmine adulte.
In ibernazione si riscontrano prevalentemente esemplari isolati.
Habitat
Diffusa dal livello del mare fino a quote superiori ai 2000 metri e indicata, nella letteratura precedente
la descrizione di P. macrobullaris, come una delle specie di Chirotteri di più frequente riscontro nelle fascia altitudinale montana e subalpina.
Caccia in foresta (sia di latifoglie sia di conifere), ma anche in ambienti meno naturali, quali giardini e parchi urbani, purchè con presenza di vegetazione arboreo/arbustiva.
Le colonie riproduttive si costituiscono in cavità di alberi, bat box o all’interno di edifici. I siti di svernamento sono rappresentati da cavità ipogee (spesso presso gli ingressi), edifici (scantinati) o cavità arboree.
Specie sedentaria; lo spostamento più lungo rilevato è di 90 km.
Alimentazione
Altamente specializzata nella cattura di Lepidotteri e, secondariamente, di grossi Ditteri, P. auritus cattura le prede in volo o (è il caso degli insetti diurni in fase di riposo) mentre sono posate sulle foglie. Le prede piccole vengono ingerite in volo, quelle di taglia maggiore portate fino a un punto d’appiglio abituale (“posatoio”) e ivi consumate. Al di sotto dei posatoi si possono accumulare in gran quantità le parti non ingerite degli insetti, primariamente ali di farfalle.
Comportamento riproduttivo
Gli accoppiamenti risultano prevalentemente tardo estivi–autunnali, ma è possibile che interessino anche il periodo d’ibernazione.
Le colonie riproduttive si formano in aprile/maggio e, talora, vengono frequentate anche da esemplari di sesso maschile. Viene partorito un unico piccolo, in giugno-luglio. Le femmine raggiungono la maturità sessuale nel secondo anno di vita.
L’età massima registrata è di 30 anni.
Rapporti con altre specie
La specie viene occasionalmente predata da rapaci notturni.
Sono note colonie miste con altre specie del genere Plecotus.
Fattori d’interferenza
Diminuzione e avvelenamento delle prede (pesticidi), alterazioni degli ambienti di caccia (in particolare distruzione/alterazione della struttura vegetazionale), scomparsa dei siti idonei a riproduzione, svernamento o rifugio, disturbo delle colonie.
In centro e nord-Europa fra le principali cause di minaccia è segnalato l’utilizzo di prodotti tossici nei trattamenti delle parti in legno degli edifici.