Myotis myotis (Borkhausen, 1797)
Nome italiano: Vespertilio maggiore
TassonomiaDal punto di vista morfologico ed evolutivo, la specie e' strettamente affine al Vespertilio minore (Myotis blythii), con cui forma spesso colonie riproduttive miste. Caratteristiche morfologiche
Grossa taglia. Aspetto quasi identico a quello del Vespertilio minore, rispetto al quale presenta taglia lievemente superiore. Colorazione dorsale marrone o marrone grigiastra, che negli adulti contrasta nettamente con il bianco del ventre (nei giovani questo e' grigiastro e il contrasto e' minore). Trago lanceolato. Distribuzione geograficaSpecie Europeo-Mediterranea con areale comprendente: Nord Africa (Marocco, Algeria, Tunisia), Europa occidentale, meridionale e centrale (con estensione all’Inghilterra meridionale e alla Svezia meridionale), la maggior parte delle isole mediterranee, Asia minore e, forse, a Est, fino al Turkestan occidentale. Presente in tutte le regioni italiane, con la probabile eccezione della Sardegna. Per quanto riguarda l'Italia, nel 1939 Gulino e Dal Piaz scrivevano che "la specie e' assai comune". Benché non esistano dati demografici globali, il riscontro di decrementi nella consistenza di singole colonie e la scomparsa di alcune colonie un tempo numerose, evidenziano come essa si sia rarefatta rispetto al passato, ma non esistono dati precisi circa possibili contrazioni nella sua area di distribuzione italiana. Dati demografici
I dati disponibili, relativi alla dimensione di singole colonie, evidenziano come negli anni '60 e '70 siano avvenuti cali demografici in molti Paesi europei (Francia, Repubblica Ceca, Polonia, Svizzera, Austria, Italia), localmente valutati intorno all'85-90% degli effettivi demografici (Germania) e talora spinti fino alla totale o quasi totale estinzione della specie (Inghilterra, Belgio settentrionale, Olanda e Israele). Attualmente in vari Paesi le popolazioni sono considerate stabili (con densità demografiche minori di un tempo) o in recupero. Habitat
Sono riportate segnalazioni della specie sopra i 1500 metri s.l.m., ma essa predilige le aree di bassa altitudine. Ambienti di foraggiamento elettivi sono le aree forestali a latifoglie con sottobosco molto rado e gli spazi aperti con copertura erbacea bassa (pascoli, prati falciati, frutteti a conduzione tradizionale) prossimi ad aree forestali. Quartieri estivi e invernali distano generalmente meno di 100 km, ma sono documentati anche spostamenti di diverse centinaia di km, che portano a classificare la specie come migratrice occasionale. Lo spostamento piu' lungo finora accertato per la specie in Europa e' di 436 Km. AlimentazioneBasata essenzialmente su insetti catturati sulla superficie del suolo, principalmente Coleotteri Carabidi, in misura minore: larve di Lepidotteri, Grillotalpidi, Grillidi, Melolontini, Tettigonidi e Stafilinidi. Comportamento riproduttivo
Accoppiamenti tardo estivo-autunnali, piu' raramente in periodo d’ibernazione. Le colonie riproduttive si aggregano a partire da marzo. Viene partorito un unico piccolo, in maggio-giugno.
I maschi raggiungono la maturita' sessuale a 15 mesi; le femmine a 3 mesi, ma solo una piccola parte di esse si riproduce nel primo anno di vita. Rapporti con altre specieLa specie viene occasionalmente predata da Strigiformi. Costituisce frequentemente colonie riproduttive miste con Myotis blythii e Miniopterus schreibersii. M. myotis e M. blythii, specie cosiddette “sorelle” per la somiglianza morfologica, si differenziano nell'attivita' di caccia, prediligendo ambienti di foraggiamento diversi. Fattori d'interferenzaAlterazioni ambientali (deforestazione, eliminazione delle siepi), in particolare per gli effetti indotti sulle fonti trofiche della specie (perdita di specie preda; riduzione della loro consistenza demografica, contaminazione con sostanze tossiche). Disturbo, alterazione e perdita di siti di rifugio, riproduzione e ibernazione. Tali fattori rivestono particolare gravita' quando interessano colonie riproduttive di grosse dimensioni. Testi e foto (tranne ove specificato diversamente) di E. Patriarca e P. Debernardi
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